Quattro chiacchiere con… Gino Pitaro

Pubblicato da Barbara Graneris il

Il suo romanzo sta scalando in fretta le classifiche e presto inizierà un mini tour di presentazioni. Stiamo parlando di Gino Pitaro, autore de “La vita attesa”. Scopriamo assieme qualche curiosità su di lui e sulla sua storia…


  • Chi sei dietro la tua penna?

Mi piace vivere a contatto con gli ambienti di ogni genere, esplorarli, conoscerli. Ho bisogno in continuazione di assorbire la realtà circostante, per me è come l’aria, ma questo non significa che abbia necessità per forza di stare in compagnia. Non di rado sono le varie aggregazioni esistenziali che mi vengono a trovare. Sono un solitario sociale, che ha bisogno di sentirsi immerso tra la gente e al contempo viverla oppure osservarla a distanza. Amo la natura, gli animali, la bellezza del silenzio, sono nato vicino al mare. Quando ero ragazzo e studiavo all’università a Bologna, prendevo spesso il treno per andare al mare in inverno. Avevo bisogno della mia foce naturale. Nel periodo in cui abitai a Torino – città per me importante di cui serbo splendidi ricordi – prendevo il treno per Genova, se non giocavo a calcio. Come fuori quota ho militato nelle giovanili del Toro. Raf Vallone, grande attore, artista e intellettuale, nativo delle mie zone, è stato partigiano e attaccante del Torino, vincendo pure uno scudetto.

  • Cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere? E chi è il tuo fan numero uno?

A Roma, altra città che amo e dove risiedo nelle sue immediate vicinanze, prima di scrivere alternavo il lavoro impiegatizio in un ufficio assistenza clienti a quello di redattore. Non pensavo di scrivere narrativa, ma intorno al 2009 una serie di circostanze e coincidenze mi convogliarono alla scrittura. Accaddero una serie di cambiamenti che fecero in modo che la realtà mi dicesse: devi fare questo soprattutto.
Il mio fan numero uno è il mio prossimo lettore.

  • Secondo te, lettura e scrittura vanno di pari passo? Devi essere un lettore accanito per essere un buon scrittore?

Un bravo scrittore non può essere un pessimo lettore. Non so se debba essere per forza un lettore forte, ma penso che almeno dieci o quindici libri l’anno li debba leggere con ardore. È un controsenso amare la scrittura e non considerare la lettura un’attività meravigliosa e importante.

  • Raccontaci de “La vita attesa”. Come è nata l’idea? E come sei arrivato a conoscere Golem?

È un po’ la storia di “La Vita Attesa” che è nata dentro di me, accade sempre così, come spore che si incubano tra le pieghe dell’anima e della mente. Desideravo raccontare una storia di formazione e di amicizia, di cambiamenti radicali, di avvenimenti inaspettati e amori che si intrecciano con la vita dei due protagonisti. Avevo notato che mancava da un punto di vista letterario la specificità degli anni ’90, invece trattati soprattutto in forma di saggio o attraverso prodotti editoriali ispirati alla cronaca per via degli avvenimenti politici e giudiziari di quei tempi, o ancora il punto di vista era su un altro piano, quello di individui che vivono altri immaginari traslati però nella realtà di quegli anni. Accadono in quegli anni invece mutamenti, anche sullo scenario internazionale, che rendono la società molto fluida, dinamica, e non solo quella giovanile, in tanti sensi possibili. Ho conosciuto la Golem perché in passato ero per caso entrato in contatto con un paio di autori che mi avevano parlato bene della casa editrice, descrivendomela come una realtà molto corretta e professionale, ligia ai contratti che offre ai suoi autori. Questo è un aspetto fondamentale se una casa editrice si muove in senso prospettico, di crescita. La prima cosa è la correttezza, non mettere fieno in cascina a discapito dei rapporti interpersonali. Io fino adesso sono stato fortunato, ma è un errore che si fa spesso, quello di sacrificare il pieno riconoscimento del lavoro di editor, scrittori e ufficio stampa. Ne ho viste, anche di realtà grandi, fare questo e poi diventare polvere nel vento o vivacchiare.

  • Descrivi “La vita attesa” con tre aggettivi.

Se devo essere sincero, come lo sono sempre, devo dire che faccio fatica a trovare aggettivi per “La Vita Attesa”, questi devono essere di pertinenza del lettore. Per me, scrivere un libro è come un parto. Un libro cova e cresce in me, alla fine devo portarlo alla luce ed è tutto.

  • Un libro che vorresti aver scritto tu?

Ho gusti molto variegati. Non saprei, forse perché lego strettamente ogni autore al suo mondo, che magari può avere pertinenze con il mio. Preferisco poter dire che ho letto tanti libri che mi piacciono, e non pochi hanno davvero scavato nell’anima, nel cuore, nella mente.

  • Condividi con noi una citazione che ti porti nel cuore e che ricordi quando più ne hai bisogno.

Ve ne offro ben quattro, dato che prima sono stato avaro di nomi.

“L’uomo che trova dolce il luogo natale è ancora un tenero principiante; quello per cui ogni suolo è come il suolo nativo è già più forte; ma perfetto è l’uomo per cui l’intero mondo è un paese straniero” di Ugo di San Vittore del XII secolo. La seconda è di Gustavo Rol: “Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l’eternità”. Ora quindi quella di Pablo Picasso: “Quando ero piccolo sapevo dipingere come Raffaello, mi ci è voluta però una vita intera per imparare a disegnare come un bambino (con la sua libertà creativa)”. E infine, la citazione di una persona straordinaria che ho conosciuto, Mario Azzoni: “La malattia indica mancanza di coordinamento del corpo, dell’anima e della mente. Il segmento cosmico, che è la ‘personalità’ dell’anima individuale, ha una forma precisa alla quale il corpo dovrebbe conformarsi. L’anima infatti ha una sua personalità.”

La vita attesa
di Gino Pitaro

Pag. 208
16.50 euro

TRAMA: Siamo agli inizi anni ’90, in una Tropea assolata ed estiva. Gianni e Federico sono appena maggiorenni e vivono nella splendida cittadina tirrenica, presa d’assalto dal viavai dei turisti. Un luogo che per loro è visto attraverso gli occhi di chi vi abita, quelli del quotidiano, dall’infanzia fino all’inizio della maturità. L’ultimo decennio del secolo scorso rappresenta il fulcro del loro difficile percorso di crescita, dove fanno da sfondo i grandi avvenimenti nello scenario italiano e internazionale (tangentopoli, attentati, guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda). Le strade dei due amici divergono, amori e scelte differenti li allontanano. Tra loro si insinua, crescendo sempre più, un mistero che invade silenzioso lo spazio della loro esistenza, come accade che nella vita le cose non spiegate e coperte di reticenza diventino delle presenze ingombranti. Gianni segue la via accademica, partendo poi all’estero, mentre Federico quella della carriera in polizia. I loro destini però inaspettatamente finiranno per incontrarsi di nuovo. Vita criminale, personaggi fuori dalle righe, mutamenti inaspettati condurranno entrambi su un comune binario, per un breve tratto. Il finale scioglierà ogni nodo del presente e aprirà nuove porte al futuro.

Categorie: Intervista

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *