Anima e Mondo: dal libro al teatro

Pubblicato da Barbara Graneris il

Per un fine settimana, “Anima e Mondo” di Franco Livorsi si è trasformata in una vera opera teatrale. I testi estrapolati dal libro sono stati leggermente riadattati e poi recitati dall’autore stesso.
In scena, al suo fianco, il filosofo Nietzsche.

Il 23 e il 24 novembre 2019, per iniziativa dell’Associazione psicologica COIRAG e soprattutto della psicologa analitica Wilma Scategni si sono tenute due intense, e a tratti appassionanti, giornate di “psicodramma junghiano”” racconta l’autore. “Diversi psicologi italiani hanno proposto loro brevi “pièces” tutte legate alle tematiche della psicologia analitica. Io ho partecipato proponendo in forma leggermente teatralizzata, taluni aspetti e passaggi del mio ultimo libro, legati a me stesso e a Nietzsche.”

Qui di seguito, il testo recitato da Franco Livorsi, intitolato Sognando Nietzsche.

Nietzsche del pittore Munch

Tre cose tutti i giorni io bramai,

la mistica, la lotta e l’empatia:

il mare eterno, vita a tutti i pesci;

l’agire insieme tra amici e solidali;

l’amore, che l’Io e il Tu confonde.

L’azione ed il pensiero a ciò sempre tendevano.

   Tutto il resto, però, volli pure ignorarlo.

Mi piaceva, talora, come un gioco alle bocce,

ma più spesso appariva insensato e noioso,

odioso, meschino e irreale,

e tale da far desiderare

il dileguare come libertà.

NIETZSCHE – “Ahi solitudine, solitudine, patria mia” …

FRANCO – … diceva Nietzsche.

Ed io, che pur piangevo

per la melanconia di quella dolce musica,

tanta alethéia non la comprendevo:

i molti pesci annaspan nella rete.

NIETZSCHE (Rivolto a Franco) – Eri stato non poco fortunato

perché sin dal ’58 ti avevo totalmente avvertito:

“Vivi nella tua solitudine, lontano dal mercato.”

“Posson bollire i fessi nel loro proprio brodo.”

“Concentrati sull’opera e lascia dir le genti.”

“Ripudia gli scolastici, lo Stato e i sanguinari.”

“Ama tutti i nemici, ma temi i tuoi amici.”

“Fissa lo sguardo nell’eternità e cercala nell’attimo.”

   Terrorizzato da tanti pigmei

hai respinto ogni anacoretismo.

Per tanti anni ti sei colpevolizzato

come un agnello del faraone.

   Ora dovrai riapprendere quanto avevi capito,

diventar sorridente, silente, sornione e inesorabile

tenendo sempre fisso l’occhio a “ciò che è”,

che tu vuoi occultare, ma che deve parlare.

Dovrai stare con tutti essendo con nessuno.

FRANCO – (Rivolto al pubblico)Come sapete Nietzsche impazzì qui a Torino, in via Carlo Alberto, nella parte prossima a via Po, nel gennaio 1889. Aveva quarantacinque anni circa. Rimase poi totalmente folle, specie in casa della madre e sorella, negli ultimi anni a Weimar, sino alla morte, sopravvenuta nel 1900. Qui a Torino, tra il 1888 e il 1889, stava a pensione presso il giornalaio Fino, all’ultimo piano di una palazzina appunto in quel tratto di via Carlo Alberto, dove al tempo della Repubblica di Salò, nel 1944, evidentemente nel centenario della sua nascita, fu posta una lapide che ancora sta lì, in un edificio abitato tuttora anche da discendenti del Fino del 1889. Come sapete Nietzsche impazzì piangendo e abbracciando un cavallo che era stato crudelmente bastonato dal suo padrone … Ma ora vengo al testo in “Anima e Mondo”, e al mio sogno.

    (Ora Nietzsche appare in poltrona, invecchiato, avvolto in una coperta).

Nietzsche abitava con me. Se ne stava in poltrona avvolto nel suo poncho: folle, tranquillo e assente, come fuori dal mondo. Però, improvvisamente, dal moto dei suoi occhi, mi pareva presente. Chiamavo una psichiatra che era in stanza attigua …

(Lei viene). Dottoressa, dal moto vivace e consapevole degli occhi del filosofo, ho compreso che deve aver ripreso veramente coscienza. Sembra tornato del tutto in sé …

LA PSICHIATRA(Lo guarda da presso nelle pupille). Purtroppo Lei si sbaglia certamente.

    Vede? E’ sempre o assente o semiassente. Irrimediabilmente … E’ del resto impossibile che uno si risvegli da uno stato catatonico.

NIETZSCHE(Lei esce di scena. Nietzsche fa un lungo sospiro, si sfrega gli occhi, si guarda intorno e, rivolto a Franco …) – Ti saluto, vecchio amico. Eccoci qua.

FRANCO – Non puoi immaginare quanto sia felice del tuo risveglio. Tu non puoi neppure immaginare quanto le tue parole abbiano segnato profondamente la mia lunga vita, anche quando ti contraddicevo …

NIETZSCHE – Bene! Bene! Così si deve fare con ogni maestro. Il succo è sempre quello, non è vero? – É il nostro Ecce homo: “Diventa quello che sei”. Quella è la chiave di tutto. Qualcuno un giorno la chiamerà, sulla mia traccia, “individuazione”.

FRANCO – Ci ho pensato a lungo, e ne ho concluso che diventare ciò che si è vuol dire fondersi con il Sé, che avvolge la mente di ciascuno di noi come il suo pleroma: quasi come se l’Io fosse pensato da qualcuno che lo contiene, e che ci porta sempre oltre noi stessi. Ti ho frainteso?

NIETZSCHE – Mi pare di aver pensato qualcosa di simile anche attraverso il mio “Zarathustra”, specie nel capitolo: sugli “sprezzatori del corpo”. Ma su questo Sé tu hai forse proseguito la ricerca … Certo ci vorrebbe uno psicologo dell’anima geniale come me, ma … più fortunato. Tu, comunque, come la vedi?

FRANCO – Guarda, ho proprio scritto una poesia intitolata Il Sé. Vorresti forse sentirla?

NIETZSCHE – Certamente! Per me sarà come seguitare a dialogare con me stesso. Del resto, lontano da tutto e da tutti lo faccio da undici anni … Leggimela, dunque.

FRANCO

Il Sé

Nella caverna intersoggettiva

ritorneremo insieme.

La Terra Madre

comprende ogni vivente.

Chi si fa male

certo ci fa male.

Chi fa del male

a tutti noi fa male.

Ogni ferita

Dioniso fa Zagreo,

ora e in eterno,

viventi nel Vivente.

Il corpo mistico

comprende ogni esistente,

i vivi e i morti,

umani ed animali.

L’eternità si sbriciola nel tempo.

Il temporale inerisce all’eterno.

Dentro l’istante

l’eterno è sempre vivo.

In ogni istante

Dio muore e rinasce.

Ogni esistente

vive e intanto muore.

Ogni morente

sta dentro l’eterno.

La luce creaturale

è quella del Creatore.

Ogni animale,

quando vive in pace,

non conosce barriere,

è parte del paesaggio.

Ei vive nell’eterno.

Un gatto al sole vive,

istante per istante,

estasi inarrivabile,

il canto creaturale

del migliore Francesco,

l’inno alla gioia vero

di Schiller e Beethoven,

se pur suo proprio logos

non lo possa sapere.

Ei vive nel Vivente,

riluce nel suo istante,

prova la beatitudine

senza peccato alcuno,

non diviso da nulla.

Paradiso terrestre

per lui seguita ancora.

La stessa morte tragica,

che sta sempre in agguato

per qualsiasi animale,

per lui come per noi,

è evento transitorio,

non è prefigurato,

non spezza l’inerenza

dell’esistente all’essere.

L’uomo,

perciò infelice,

si crede separato,

quasi che un dito viva

senza il suo proprio corpo,

e un corpo possa stare

senza il suo proprio cosmo.

Se mai possa svelare

l’innocenza animale,

ponendo tra parentesi

follia del dominare,

sia pure intellettuale,

riportando coscienza

alla radice inconscia –

però senza smarrirla –

l’eterno –

sempre in lui –

ei lo potrà toccare,

qual tutto in tutto infuso:

la parte ne fa parte;

lo si può percepire;

lo possiamo “sapere”.

Nuotar nell’ infinito

diventa un’esperienza

del tutto indubitabile,

rammemorata poi

dalla stessa coscienza,

e mai dimenticabile:

laddove i fratellini

di tutte le altre specie

vivono tale stato

immersi nell’inconscio,

ognora collettivo.

Forse va loro meglio

essendo ciò normale

nella vita animale,

non già status speciale,

oppure una conquista

di vita ben vissuta

che infine abbia trasfuso,

dopo grandi erramenti,

il logos nel suo eros,

e l’eros nel suo logos,

com’è proprio dell’uomo

che si sia individuato.

Sia come questo sia,

un punto resta fermo,

quale un grande diamante

celato in letamaio:

non l’eterno ritorno,

ma l’eterno presente,

avvolge ogni esistente.

Nunc fratres-socii

nec amici-hostes.

Plurimi in Uno.

Che ne dici?

NIETZSCHE – Mah! Ci debbo pensare. Quel Sé non sono più io. Ma va bene così, perché l’unico modo di seguire il mio pensiero è quello di pensarla a modo proprio, seguendo sì la mia traccia, ma per andare oltre; non posso dire dove … perché per ognuno è un “luogo” – o mondo spirituale – diverso, pure tra gli amici miei. Anzi, soprattutto tra loro. Buon lavoro … e buon viaggio per sempre.

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