Descrizione
Gianna Baltaro
È nata a Torino nel 1926. Prima giornalista, poi scrittrice, ha incentrato tutta la sua produzione letteraria intorno alla figura del personaggio Andrea Martini, un ex-commissario di polizia che viene coinvolto, come consulente, in indagini che richiedano acume e intelligenza.
Per lo stile di scrittura, le atmosfere delle ambientazioni e le caratteristiche del suo personaggio, l’autrice è stata accostata e paragonata ad Agatha Christie e a Georges Simenon.
In occasione dei 90 anni dalla sua nascita, Golem Edizioni ha ripubblicato tutte le sue opere.



Pink Magazine
Grazie alla sapiente penna dell’autrice, Gianna Baltaro, ci ritroviamo in un giallo stile Agatha Christie. Non abbiamo Poirot o Miss Marple a portare avanti le indagini, ma un detective tutto italiano: Andrea Martini. La storia, la dinamica e le indagini riportano alla mente lo stile della celebre scrittrice inglese. Ovviamente con la personalità dell’autrice che non viene nascosta ma valorizza la lettura. Dialoghi concitati, brevi, che si susseguono a ritmo incalzante, alternati a parti narrative e descrittive, catturano il lettore sin dalle prime righe. Baltaro non si perde in lungaggini inutili ma rende tutto ciò che scrive concreto ed efficace. Si stringe immediatamente un “patto narrativo” che porta chi legge a non farsi domande, bensì a lasciarsi trascinare dagli eventi.
Graziella Naurath
Prima d’incontrare Lei, avevo già conosciuto la sua scrittura.
Ogni anno, puntuale come un rito, a Natale usciva un suo libro, e io andavo a comprarlo nella libreria che allora c’era in corso Siccardi: Piemonte in Bancarella della giovane Roberta Marra.
Cominciai a leggere i suoi gialli, quelli che raccontavano la Torino del suo tempo: i personaggi, i bei vestiti, le buone maniere, una città elegante e discreta. Confesso che ancora oggi li rileggo, ho sempre amato la sua raffinata scrittura. Lei abitava proprio di fronte alla libreria, in un alloggio al piano ammezzato, pieno di fascino e ricordi.
Un giorno la vidi sbirciare nel giardino di casa mia, dove abitavo allora, non lontano da lei, in una villetta fine Ottocento. Forse era in cerca di un dettaglio per uno dei suoi romanzi. Abitavo al piano terreno, ero sul balcone della cucina che dava sul giardino e attraverso le grate la riconobbi immediatamente. Scesi di corsa i pochi gradini che davano sul cortile e andai ad aprirle la porta. Lei non aveva suonato, osservava.
Rimase stupita quando le dichiarai di averla riconosciuta e che era la mia scrittrice preferita.
Un po’ interdetta, entrò nel giardino per contemplare uno splendido enorme cespuglio di ortensie in piena fioritura. Sicuramente non le piacque molto essere “scoperta” durante le sue silenziose indagini, ma io riuscii ad addolcirla e iniziammo a chiacchierare. Lei fu molto riservata e continuò a osservare me, le mie ortensie e l’altissima magnolia che svettava nel giardino. Il suo sguardo era attento, quello che appartiene a un vero scrittore, intento a cogliere ogni dettaglio utile a trasformarlo in spunto narrativo.
Solo più tardi, circa un anno dopo, ritrovai un frammento di quell’incontro in un suo romanzo. “Una villa a due piani, in stile ottocento, con un giardinetto davanti recintato da una cancellata di ferro battuto, contro cui appoggiavano piante di ortensie di un azzurro carico” (non vi dico il titolo, scopritelo)
Aveva ricordato le mie ortensie e … forse qualcosa di me.
Il suo segreto? Fare sentire il lettore a casa. Invitarlo a camminare nelle strade della Torino di un tempo, accompagnarlo con passo lieve, in silenzio, senza mai alzare la voce.
Datata? Fuori moda? Forse. Ma per me, che ora sono “antica” quanto lei, la scrittura di Gianna Baltaro resta un balsamo raro: un luogo di bellezza di memoria e soprattutto di pace.
Graziella Naurath