Descrizione
di Giovanna Ceriotti
Nata in provincia di Milano e vive ad Arconate. Ha esordito nel mondo editoriale con la pubblicazione di una trilogia di racconti per bambini nel 2010. Nel 2015 e 2016 ha pubblicato due romanzi per giovani lettori: Estate sull’isola a farfalla e “Tutto per un comodino”, per i tipi di A&B Editrice. Nel 2017 si è affacciata alla narrativa per adulti con il romanzo Con occhi pieni d’infanzia (Bolis Edizioni), seguito da Il mare alla fine (A&B Editrice) nel 2019.
Con Golem Edizioni ha pubblicato Come passiflora (2021) e Pezzi di vetro (2023).
I suoi romanzi hanno ricevuto riconoscimenti a premi letterari nazionali e internazionali.


Luca per Marika.bookblogger
A Carate Brianza Don Costante Mattavelli era un personaggio scomodo. Sacerdote si, ma vicino ai bisogni della gente comune, fra le altre iniziative concrete che ha posto in essere nella sua vita, ha creato anche una banca: la Cassa Rurale dei depositi e dei prestiti. Il suo scopo era quello di aiutare i contadini a riscattarsi da una vera e propria schiavitù, per abbracciare finalmente una vita dignitosa. Persone aiutate tante, nemici fatti pochi. Tuttavia, questi ultimi, seppur in numero minore, erano anche i più potenti. Ecco dunque che la loro pressione sulla Curia ha fatto sì che il giovane prete fosse trasferito ad Arconate, un piccolo paese rurale in periferia di Milano.
Sono queste le premesse che hanno portato la famiglia Mattavelli ad Arconate. Infatti, nell’allora nuovissima cascina San Luigi erano presenti dei locali sfitti e il sacerdote ha pensato di invitare a migrare da Agrate Brianza ad Arconate alcuni suoi familiari nella speranza che le loro condizioni di vita migliorassero. La famiglia è composta dai coniugi Marietta ed Emilio, dai loro figli tra cui la Pina, e da un’altra serie di parenti. Si sa che le famiglie all’epoca erano piuttosto numerose. La narrazione degli eventi copre un arco temporale che va dal 1903 alla fine della seconda guerra mondiale e affronta le gioie, i dolori, i travagli e la quotidianità dei Mattavelli e delle persone che li circondavano.
Pronti a fare un salto indietro nel tempo, attraverso le pagine di Quando ancora non ero, per scoprire tutto quello che non posso svelarvi?
Sostengo da parecchio tempo che sono i libri a scegliere noi e non il contrario. E questo caso non fa eccezione. Ho visto la copertina di Quando ancora non ero sulla pagina di Golem, con cui questo blog collabora da parecchio tempo, e una volta letta la sinossi ho immediatamente pensato di volerlo leggere. Qualche giorno dopo ho visto la stessa copertina sulla pagina di una associazione di volontariato del mio paese, Arconate, in cui si preannunciava la prima presentazione del libro. Solo in quel momento ho scoperto che l’autrice, Giovanna Ceriotti, abita a pochi metri di distanza da casa mia e che la storia è ambientata nel nostro paese. Ho conosciuto Giovanna proprio la sera della presentazione e devo dire che mi ha davvero fatto un’ottima impressione, è una donna molto sensibile e genuina, che mette a suo agio le persone e i lettori in particolare. Questo lo voglio dire subito poiché sono caratteristiche che ho ritrovato nell’opera che recensisco oggi. L’intreccio scelto è piuttosto lineare e affronta le dinamiche di quella che, in effetti, è la famiglia della stessa autrice. Mi sono affezionato a tutti i personaggi, forse perché mentre sfogliavo le pagine ho avuto l’opportunità di immaginare i luoghi, i fenomeni, le situazioni che hanno caratterizzato la storia di Arconate. In realtà quella scaturita dalla penna dell’autrice è una storia universale, la quale si adatta a tutta la società che ha vissuto lo sfruttamento lavorando la terra altrui e guadagnando quanto appena sufficiente per sopravvivere. Trovo che le descrizioni sono profonde, emblematiche e suggestive. Il ritmo è lento ma invoglia il lettore a proseguire. Dei dialoghi, contaminati da espressioni dialettali, penso invece che sono molto coinvolgenti. Caspita quanta empatia ho provato nei confronti della famiglia della piccola Pina, ma anche rispetto alla storia di Lucrezia e sua madre Viturina. Santo cielo quanto mi sono sentito impotente non potendo intervenire per aiutare tutti loro. Quando nel testo si è fatto riferimento ad una corsa su un sentiero che dà verso il comune di Buscate, ho subito capito cosa sarebbe successo e un brivido è corso dentro di me. Un plauso per questo all’autrice.
Alcuni personaggi e situazioni sono stati inventati per rendere più credibili gli accadimenti, tuttavia chi legge non si accorge di questo aspetto perché ogni dettaglio è stato curato minuziosamente, grazie ad una accurata ricerca storica effettuata da Giovanna. Ammetto che il finale mi ha spiazzato e, girando pagina, non mi capacitavo che il libro fosse realmente terminato. Chissà in futuro se avremo l’opportunità di leggere e scoprire, attraverso questa meravigliosa famiglia, il progresso della società partendo dagli anni ’50 del secolo scorso in avanti.
Insomma, che quest’opera mi è piaciuta sinceramente lo avrete capito. Non sapete però che è sicuramente tra le due letture migliori che mi sono capitate quest’anno. Consiglio di leggere quest’opera a chi ama i romanzi storici italiani. Soprattutto, fa al caso di chi cerca un libro in cui al centro è posta la condizione delle donne contadine e lavoratrici di inizio ‘900. Intanto non posso fare altro che recuperare le opere precedenti di Giovanna Ceriotti.
Per me 5 stelle.