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Scarnebbia

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Il prezzo originale era: 16,90€.Il prezzo attuale è: 16,05€.

Primi anni Novanta, Alessandria. In un’atmosfera nebbiosa e natalizia, una giovane donna incinta appartenente a una famiglia in vista viene brutalmente uccisa. Il marito, un giovane avvocato, è disperato, mentre pettegolezzi e sospetti si diffondono. Un commissario estraneo alla città, sprovveduto e osteggiato, indaga mentre un aspirante giornalista tenta di scoprire la verità, mosso da un legame d’infanzia. Sullo sfondo, la Milano da bere agli sgoccioli e i primi segni del dramma dell’immigrazione riflettono intrighi, disillusioni e un microcosmo provinciale apparentemente civile ma spietato.
Colpevoli e vittime si mescolano in una realtà senza catarsi.

Sku: 9788892912663 Categories: Libro, Novità, Ombre Tags: , , , ,

Descrizione

di Carla Reschia
È nata ad Alessandria e vive a Trieste. Giornalista, scrittrice e traduttrice, ha lavorato per La Stampa e per Specchio della Stampa, occupandosi di diversi settori, dalle cronache locali agli esteri. Collabora con il quotidiano online Linkiesta su temi di gastronomia, cultura e ambiente. Ha pubblicato Quando l’orrore è donna. Torturatrici e kamikaze. Vittime o nuove emancipate? con Stefania Campanella (Editori Riuniti, 2005), Le vie della seta (Elison, 2015), In viaggio con la cucina ebraica. Alla ricerca del cibo perduto (Algra Editore, 2016), La moglie dell’ebreo errante e altri racconti (Tiqqun, 2017), Il limonaio. Le indagini di Filippo Cardone (Algra Editore, 2018) e La spia de Dios. I segreti di una città con Elisabetta Masso (Rogiosi Editore, 2018), e Ogni piatto una storia. La cultura della cucina napoletana (Rogiosi Editore, 2023).

3 reviews for Scarnebbia

  1. 0 out of 5

    Ho letto con grande piacere e qualche spasmo per questa provincia, che la metafora della scarnebbia rappresenta molto bene, il romanzo di Carla Reschia. È scritto con grande garbo, l’intreccio è avvincente, i personaggi introspettivi. Molto interessanti anche le riflessioni che interrompono il filo narrativo. Per me, nato in provincia e alla provincia ancora legato nonostante i 22 anni vissuti all’estero e i 20 a Roma, Scarnebbia è stato un ritorno a casa molto coinvolgente.

  2. 0 out of 5

    Le pagine scorrono rapide, con una scrittura lineare solo in apparenza: sotto la superficie familiare, Carla Reschia lavora con la lama. L’autoironia è sottile, mai esibita, e proprio per questo disarma. Ti accompagna dentro la storia senza artifici, con una naturalezza che non è semplicità, ma controllo.
    Poi la nebbia arriva. Non come sfondo, ma come sostanza del romanzo. La “scarnebbia” diventa la chiave morale del libro. È lì che Reschia mostra la sua forza: nel rifiuto delle semplificazioni. In quella nebbia non esistono categorie comode. Vittima e carnefice si scambiano di posto, omicidio e suicidio si interrogano a vicenda, destino e scelta si intrecciano fino a diventare indistinguibili.
    Non è ambiguità gratuita: è uno sguardo lucido sulla fragilità delle responsabilità umane. Reschia non cerca il colpo di scena salvifico né la redenzione consolatoria. Sceglie invece la coerenza, anche quando fa male.
    L’individuo si diluisce nella collettività e la collettività si riflette nell’individuo. Il microcosmo raccontato sembra provinciale, ma non lo è: è uno specchio più ampio, una terra che non produce miracoli, che non concede redenzioni, ma che disperatamente conserva un residuo di speranza. Una speranza fragile, che resiste e poi si perde, dentro la scarnebbia.
    In mano ti rimane solo una pallina di carta stagnola.

  3. 0 out of 5

    È un noir, ed è un noir di quelli tosti. Ma a “trascinare dentro” il lettore non sono soltanto gli assassini e gli assassinati: è il racconto che Carla Reschia, nel suo romanzo Scarnebbia (Golem edizioni), fa della provincia. Che non è come di solito si immagina, rassicurante per il senso di appartenenza a una comunità. No, non è così, ma è un luogo in cui tutti sembrano conoscersi e, proprio per questo, nessuno è davvero libero. La rete di relazioni familiari, professionali e politiche crea un sistema chiuso, dove il peso del cognome e della reputazione condiziona ogni comportamento. Il delitto che apre il romanzo incrina questo equilibrio, portando alla luce segreti che erano stati accuratamente nascosti dietro una facciata di rispettabilità.
    Nel romanzo la scarnebbia del titolo – una nebbia sottile e persistente tipica della pianura padana – non è soltanto un fenomeno atmosferico, ma rappresenta l’opacità morale di una comunità in cui la verità è sfumata, nascosta da silenzi, reticenze e convenienze. Le famiglie influenti esercitano un potere che va ben oltre quello economico: incidono sulle carriere, sui rapporti con le istituzioni e persino sul modo in cui vengono interpretati i fatti. Così, come la nebbia impedisce di vedere il paesaggio, i pregiudizi e le dinamiche di potere impediscono ai personaggi di cogliere la realtà. La scarnebbia diventa metafora morale di un luogo dove nessuno è completamente innocente o colpevole, e le certezze si dissolvono man mano che la storia procede.

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